Wikileaks, scandalo e figuraccia Finmeccanica in Siria

Pubblicato il 6 luglio 2012

Basta aprire un qualsiasi aggregatore e subito saltano all’occhio numerosi articoli di una gran numero di media internazionali che denunciano la complicità di Finmeccanica con il regime siriano. Più di mille articoli da fonti straniere mentre scrivo, mentre il sito de Il Giornale non riporta una riga, così fa il sito di Repubblica che pure fa parte del gruppo che comprende l’Espresso, che oggi ha pubblicato i file e che collabora con Wilileaks. Il Corriere ha una sola notizia in home sulla Siria, un articolo sui bambini soldato. Non ce l’ha il Messaggero e non ce l’hanno molti altri tra i principali quotidiani nazionali.

Grande dev’essere l’imbarazzo nel governo e nelle redazioni e non solo perché l’Italia si era appena unita a quanti rimproveravano alla Russia di riparare gli elicotteri siriani che possono servire per reprimere gli avversari del regime. Poi si scopre che la nostra azienda di stato stava facendo lo stesso e del suo meglio per migliorare gli apparati di trasmissione di quegli stessi elicotteri e di rifornire di trasmittenti, le più avanzate in uso alle nostre stesse forze dell’ordine, le forze di Assad impegnate nella repressione. Ops.

E che diranno gli alleati americani che per giorni hanno martellato i russi, ora che “scopre” lo zampino dello stato italiano, nemmeno di un’azienda qualunque? E che diranno alla Area Spa che sei mesi fa ha dovuto annunciare la sospensione dei suoi affari con Damasco non appena Bloomberg ne ha rivelò l’esistenza? Sarà curioso prendere nota delle diverse reazioni, a cominciare da quelle del nostro governo, che per ora tace.

In realtà i due milioni e mezzo di email rastrellate all’ingrosso e pubblicate da Wikileaks imbarazzeranno un po’ tutti i governi, rivelando come nel caso del Cablegate tutta una serie d’ipocrisie del genere, non per niente persino i moralissimi svedesi e i tedeschi sono stati colti a fare accordi segreti di grande valore per armare l’Arabia Saudita in frode alle loro stesse leggi, che proibiscono la fornitura di armi ai regimi che non rispettano i più elementari diritti umani e gli americani stessi hanno una lunga tradizione alle spalle, difficile quindi che qualcuno punti il dito contro il nostro paese, anche se per ora agli articoli che accusano il nostro paese d”aiutare direttamente la repressione, se ne aggiungono altri che illuminano altre strane relazioni delle aziende italiane, come quella con il greco Socrate Kokkalis, magnate greco padrone della Intracom e molto altro, già spia della Stasi tedesca, per la quale cercava di rubare tecnologie in Occidente proprio attraverso la Intracom, fondata con capitali forniti dalla Germania dell’Est comunista. Questo è il partner dell’azienda italiana negli affari con la Siria, ma dai messaggi già evidenziati si capisce anche che la sua Intracom non è tecnicamente all’altezza e che la sua funzione è più probabilmente quella di partecipare a un affare officiato grazie alle buone entrature dell’avventuroso greco ora riverginato dalla ricchezza e dalle generose donazioni alle università americane. Che Finmeccanica e la sua galassia fossero un terreno per ogni genere d’attività ai confini del lecito e oltre non è una novità ed era inutile illudersi che qualche cambiamento di poltrone ai vertici potesse e possa bastare a bonificare l’azienda dalla presenza  di pratiche e frequentazioni censurabili. Tuttavia quello che emerge è gravissimo e chiama in causa grave deficienze dei controlli interni ed esterni all’azienda, chiamata come il governo a far chiarezza al più presto.

Tra le email ce n’è anche un buon numero in russo e una parte  più corposa ovviamente in arabo, ancora opache ad ogni analisi e dalle quali ci sono da attendersi altre sorprese e altri inconfessabili coinvolgimenti, senza considerare che l’enorme mole renderà sicuramente più lungo il processo di vaglia di quello che contiene l’immenso database.  Un assaggio di quanto possano essere imbarazzanti per il regime c’è già stato con la diffusione delle mail personali del dittatore e di sua moglie, basta moltiplicare il fenomeno per qualche centinaio d’importanti funzionari, che pure in costanza di un regime paranoico e attento come quello siriano non si saranno sbilanciati troppo in considerazioni politiche, per rendersi conto quanto danno possano provocare anche i messaggi più innocenti in un contesto del genere.

Quello che è certo è che ancora una volta i materiali pubblicati da Wikileaks fanno giustizia dell’enorme ipocrisia che avvolge i rapporti internazionali e che rende ridicole le stentoree prese di posizione delle grandi potenze e le loro dichiarazioni di principio, così come ridicolizza le pretese di dittatori ormai fuori dal tempo, ma ancora saldamente abbarbicati al potere. A seguire l’Italia non mancheranno imbarazzi per Putin e per gli alleati di Assad, come per altri dei suoi (in teoria) nemici. Informazioni di grande valore, ma l’uomo che le diffonde oggi è rifugiato dentro l’ambasciata dell’Ecuador a Londra. Londra lo vuole estradare in Svezia, dove non è accusato di nulla, ma da dove hanno emesso un mandato di cattura per interrogarlo. Assange ha detto che si sarebbe presentato per l’interrogatorio, se il governo svedese avesse garantito che non lo avrebbe mai estradato verso gli USA. Il governo svedese non ha preso questo impegno, anche se negli USA non c’è nessuna accusa per Assange e nessun mandato di cattura o di comparizione. Londra ha concesso l’estradizione. Tra i file pubblicati da Wikileaks c’erano anche i cable che hanno rivelato l‘accordo segreto e illegale tra Svezia e Arabia Saudita per la costruzione di una fabbrica d’artiglieria e missili.

Sotto accusa, ma senza processo e in galera isolatissimo e invece Bradley Manning, il soldato che avrebbe passato i cable ad Assange, che per questo suo ruolo passivo non può essere accusato di altro che di giornalismo dagli americani, perché lui non ha rubato nulla e nessuno può negare il diritto a pubblicare informazioni del genere per chi non sia sottoposto alle leggi americane. C’è da sospettare però che gli americani sarebbero svelti a estrarre un’accusa, una volta che potessero contare sulla sua estradizione e per questo Assange non si fida delle pretese svedesi.

C’è poi il caso delle parlamentare  islandese Birgitta Jónsdóttir, recentemente avvertita dal suo governo di non visitare gli Stati Uniti e che i servizi americani avrebbero tentato di hackerare legalmente il suo account su Twitter a sua insaputa, che ha portato a una preoccupata pronuncia del parlamento e di diverse istituzioni internazionali. La colpa di Jónsdóttir è quella di essere apparsa come co-produttrice del video che ha inchiodato gli autori americani di una strage in Iraq. Quelli della Cia hanno istituito la WTF ( WikiLeaks Task Force), che da tempo non dovrebbe avere altro da fare che cercare vendetta tremenda vendetta, visto che ormai è abbastanza chiara la dinamica dei leak e che il responsabile è blindato inutilmente da mesi.
Attività che comunque non è riuscita ad impedire che il mondo intero leggesse la corrispondenza quotidiana delle ambasciate americane e che amici e nemici potessero farsi un’idea della realtà della grande potenza oltre le apparenze. E non è stato un bel vedere, come non è stato un bel vedere leggere oggi del grave coinvolgimento di Finmeccanica nell’opera di repressione siriana, ancora più paradossale se si considera che i nostri alleati stanno rifornendo e sostenendo i suoi avversari, ai quali non  il nostro sostegno non manca, se non altro non ci possiamo sbagliare, finchè ci permettono di puntare su tutti e due i cavalli. L’Italia oggi è sul banco degli imputati, ma sembra che la risposta allo scandalo sia quella del basso profilo e della fuga dalle responsabilità, probabile la salvifica proposta di una commissione d’inchiesta che rimandi al giorno del poi del mese del mai, decisioni sgradevoli e sgradite.

Pubblicato in Giornalettismo

http://mazzetta.wordpress.com/2012/07/06/3083-finmeccanica-in-siria/

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