di Stefania Maurizi - (27 febbraio 2012)

La schedatura degli utenti di Facebook attuata da un’agenzia privata di intelligence. I soldi a Zuckerberg da un’altra azienda specializzata nel raccogliere informazioni sulle persone. I rapporti tra spionaggio privato e Cia. Il ruolo di informatore di un ambasciatore italiano. Da oggi, su l’Espresso, i ‘file Stratfor’ di WikiLeaks

E’ definita ‘the shadow Cia’. L’ombra della Cia. E come la più famosa agenzia di spionaggio del mondo è americana. Ma non è un ente governativo. Si chiama ‘Stratfor’. E’ un’azienda privata, che vende e compra informazioni destinate a clienti ricchi e potenti. Governi, grandi aziende e multinazionali di tutto il pianeta.

Ora, per la prima volta, è possibile aprire uno squarcio nel mondo segreto di Stratfor. ‘L’Espresso’ e ‘la Repubblica’ hanno avuto accesso con un pool di media internazionali ai ‘Global Intelligence Files’: 5,3 milioni di email interne, documenti ottenuti da WikiLeaks e che l’organizzazione di Assange inizia oggi a pubblicare sul sito (wikileaks.org/gifiles).

Non è noto come WikiLeaks ne sia entrata in possesso. L’unica cosa certa è che, nel dicembre scorso, Stratfor è stata al centro di un attacco hacker da parte del collettivo ‘Anonymous’, finito per la prima volta nelle cronache dei giornali internazionali nel 2010 per aver organizzato una rappresaglia informatica a livello mondiale contro le carte di credito Visa e Mastercard, che hanno tagliato le donazioni a WikiLeaks.

Negli ultimi due anni, Anonymous ha colpito ripetutamente i siti di multinazionali e aziende che operano per il complesso militare industriale e finanziario. L’ultimo raid è proprio quello contro Stratfor: Anonymous ne avrebbe hackerato i server, prelevando milioni di comunicazioni interne dalle reti aziendali, mettendo in ginocchio per giorni il sito web. Fin da dicembre scorso i media internazionali aspettavano la pubblicazione improvvisa in rete di questi file da parte di Anonymous, che di norma spiattella tutto in rete, anche i dati delle carte di credito delle aziende e dei loro clienti.

Ma in qualche modo questa valanga di documenti è arrivata all’organizzazione di Assange, che oggi inizia a rilasciare i file in varie ondate successive e con un team di media internazionali.

Tra i documenti ci sono file che lasciano capire come gli analisti di Stratfor abbiano accesso a informazioni esclusive, come quelle sul materiale sequestrato nel covo di Bin Laden subito dopo l’eliminazione dello sceicco del terrore, notizie sulle condizioni di salute di capi di stato, su WikiLeaks e Julian Assange. Al centro dei segreti di Stratfor c’è una rete di gole profonde disseminate per il pianeta, che consentono all’azienda di assumere informazioni ovunque. Dal Kazakhstan alla Moldavia, dalla Cina fino all’Italia di Berlusconi. Generali, politici, accademici, hacker, giornalisti, spie e diplomatici.

Quello che lascia senza parole è che, stando a quanto che emerge dalle comunicazioni email, Stratfor non sembra aver protetto le identità di molte delle sue fonti, criptandole con robusti sistemi cifrati, che rendono inaccessibili i dati delicati. Tra i file si possono trovare nomi, cognomi, giudizi sull’affidabilità delle gole profonde, sistemi per contattarle e a volte perfino le ragioni per cui forniscono le informazioni. WikiLeaks ha fatto sapere che, per decidere quali documenti rilasciare, si baserà sui giudizi dei giornali partner. ‘L’Espresso’ e ‘la Repubblica’ non rilasceranno i file riguardanti le fonti. Nel database figura il nome di almeno un ambasciatore italiano.

Facebook e il mistero della Cia. Nelle email interne degli analisti di Stratfor non poteva non sbucare un fenomeno di massa come il social network Facebook. E’ il Grande Fratello che sa tutto di noi. Amicizie, foto, contatti, dati sulla nostra localizzazione geografica. E opinioni, esternazioni, adesioni a campagne sociali e politiche. A rivelare tutto questo di noi, si sa, siamo noi stessi. E’ un sistema così facile e pulito di acquisire le informazioni per una qualsiasi agenzia di intelligence che se non ci fosse, andrebbe inventato. Che ci abbia pensato proprio la Cia? Gli amanti della teoria della cospirazione ne sono ossessionati.

In ogni caso, in un’email tra due analisti fa capolino Facebook e uno di loro scrive: «Credo che Palantir sia coinvolta in cose anche meno chiare, inclusa quella di finanziare Facebook». Palantir è un’azienda pressoché sconosciuta in Italia, ma è finita nelle cronache internazionali un anno fa, quando Anonymous hackerò i server dell’impresa americana ‘HBGary Federal’, che vende security a banche, agenzie del governo Usa e forze di polizia di vari governi in giro per il mondo: anche alla nostra polizia di Stato. Tra i documenti frutto di quell’incursione informatica venne fuori un piano per distruggere WikiLeaks in cui sbucava il nome di Palantir, impresa di Palo Alto, California, che ha inventato un sistema per raccogliere in potenti database informazioni su individui ‘sospetti’, un po’ come avviene nel film ‘Nemico Pubblico’.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/wikileaks-la-nuova-ondata/2174805
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