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Di Elena Re Garbagnati – pubblicato giovedì 27 settembre 2012 alle 11:40

Ieri Julian Assange ha parlato alle Nazioni Unite chiedendo a Obama di mettere fine alle persecuzione contro di lui. Documenti del controspionaggio però rivelano che il patron di Wikileaks è stato designato come nemico degli Stati Uniti insieme ai terroristi di Al Qaeda. Oggi il primo incontro ufficiale fra Ecuador e Regno Unito per il salvacondotto.

Julian Assange ha parlato ieri in collegamento video alle Nazioni Unite in una riunione organizzata dall’Ecuador per il suo diritto di asilo. Il patron di Wikileaks ha accusato Barack Obama e gli Stati Uniti di persecuzione: “è tempo che gli Stati Uniti cessino la persecuzione contro Wikileaks, contro il nostro popolo, contro le nostre presunte fonti”.

L’appello arriva nel giorno stesso in cui il Sydney Morning Herald pubblica i documenti declassificati del controspionaggio dell’Aeronautica statunitense (Usaf) secondo cui l’esercito americano ha designato Julian Assange e WikiLeaks come “nemici degli Stati Uniti”. Il quotidiano spiega che la dicitura identifica la stessa categoria giuridica di cui fanno parte la rete terroristica di Al Qaeda e gli insurrezionalisti talebani.
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Utredningen runt Wikileaksfrontfiguren Julian Assange, som sökt asyl i Ecuador, är inget extremfall – tvärtom behandlas han som många andra som befinner sig i en svensk polisiär utredning eller rättslig process. Men oavsett vad Assange haft för sig i Sverige bör han kunna garanteras att inte lämnas ut till ett land där han högst sannolikt skulle komma att utsättas för godtycklig eller annan bestraffning för att ha upplyst världen om USA:s krigsförbrytelser, skriver Anna Emelie Wåhlström.

Dokumentärfilmaren Michael Moore har tillsammans med amerikanska människorättsaktivister, statsvetare, filmare, krigsveteraner, jurister, författare, tidigare whistle blowers, medarbetare i den amerikanska administrationen och många fler gått ut med ett upprop för att förmå Ecuador att bevilja asyl åt Julian Assange. De menar att det är en set-up och att Sveriges agerande, med en utdragen häktning och begäran om utlämning från Storbritannien, visar på en konspiration för att fånga in honom och lämna ut honom till USA.

Sveriges agerande i sig behöver inte vara en konspiration; svenskt rättsväsende arbetar precis så stelbent som det nästan alltid gör när det gäller misstankar om relationsvåld och sexbrott. Det gagnar ingen, varken den misstänka föröv­a­ren eller det förmodade brottsoffret. Assange är inget extremfall. Polisiära utredningar och rättsprocesser i Sverige är ofta utdragna och irrationella för alla parter, och det i sin tur är ett stort problem, inte bara för Assange. Kafka var tjeck, men kunde lika gärna ha varit svensk. Detta vet inte Michael Moore & Co. Read the rest of this entry »

En bok som säkert läses av många denna sommar är Anders Jallais Natoagenten. Liksom de två första delarna i denna nyckeltrilogi ger den mycket att fundera över. Böckerna bygger på den erfarenhet Anders Jallai har som före detta kustjägare och stridspilot. Att Jallai, som var den som fann den på 50-talet nedskjutna DC: 3-an, har unika kunskaper är ovedersägligt. Samtidigt är det svårt att veta vad som är sanning och vad som är fantasi i hans böcker.
Att åtskilligt är uppdiktat är klart, men den röda tråden är det knappast: att Sverige sedan 50-talet haft ett intensivt samarbete med Nato och CIA. Svenska folket har förts bakom ljuset av makthavare under sjuttio år, ganska otroligt i ett demokratiskt samhälle. I denna mörkläggning har många deltagit. Politiker, militär, näringsliv, media.
CIA har haft och har sannolikt fortfarande inflytande, till och med kontroll, över Sverige, liksom över större delen av världen. Man tar sig stora friheter, till exempel att utan rättegång avrätta obekväma personer, inte bara terrorister utan också politiker som inte ville foga sig. Jallai menar att detta hände Olof Palme. Read the rest of this entry »

Pubblicato il 6 luglio 2012

Basta aprire un qualsiasi aggregatore e subito saltano all’occhio numerosi articoli di una gran numero di media internazionali che denunciano la complicità di Finmeccanica con il regime siriano. Più di mille articoli da fonti straniere mentre scrivo, mentre il sito de Il Giornale non riporta una riga, così fa il sito di Repubblica che pure fa parte del gruppo che comprende l’Espresso, che oggi ha pubblicato i file e che collabora con Wilileaks. Il Corriere ha una sola notizia in home sulla Siria, un articolo sui bambini soldato. Non ce l’ha il Messaggero e non ce l’hanno molti altri tra i principali quotidiani nazionali. Read the rest of this entry »

Disposto ad andare in tribunale in Svezia ma vuole rassicurazioni.

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      AFP<br /><br /><br />

25 giugno 2012

Roma, 25 giu. (TMNews) – Il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, ha chiesto garanzie diplomatiche per potersi recare in Svezia e rispondere alle accuse di abusi sessuali presentate da due donne. Assange si è detto disposto ad andare a Stoccolma, ma teme che le autorità locali lo consegnino agli Stati Uniti, paese in cui è accusato di spionaggio e cospirazione per l’attività del suo sito internet. “Alla fine, potrebbe essere solo una questione di garanzie, quelle che Regno Unito, Stati uniti e Svezia sono disposti ad assicurare”, ha detto Assange dall’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove si è rifugiato.

“Ad esempio, se gli Stati uniti facessero cadere ogni indagine del grand jury e ogni eventuale futura inchiesta su WikiLeaks, questa sarebbe una garanzia importante per me”, ha insistito Assange.

(fonte Afp)

http://www.tmnews.it/web/sezioni/news/PN_20120625_00012.shtml

di Stefania Maurizi – 28 febbraio 2012

Le mail dell’azienda di spionaggio privato Stratfor parlano di un atto di accusa segreto già firmato contro il fondatore di WikiLeaks. Un provvedimento che permetterebbe di arrestarlo non appena venisse consegnato agli americani.

Julian Assange«Abbiamo un atto di incriminazione contro Assange coperto dal segreto istruttorio». Gli analisti di Stratfor, la società privata statunitense di intelligence, nelle loro mail più riservate danno corpo a un sospetto che a Washington non hanno mai voluto confermare: è già stato firmato un provvedimento formale contro il fondatore di WikiLeaks, una misura che permetterebbe di arrestarlo e processarlo non appena consegnato alle autorità statunitensi.

L’atto di incriminazione sarebbe stato secretato: un’arma top secret per intervenire contro le fughe di documenti riservati lanciate dalla rete di Assange.

“L’Espresso” pubblica in esclusiva per l’Italia la seconda ondata di file provenienti dagli archivi riservati di Stratfor, un’azienda spesso definita “l’ombra della Cia”, e diffusi da WikiLeaks.

Si tratta di mail in cui gli analisti e le fonti della holding di intelligence privata discutono proprio di Assange e della sua rete. Dialoghi in cui spesso danno solo sfogo al disprezzo contro l’uomo che ha violato i carteggi più segreti del pianeta, dal Pentagono al Dipartimento di Stato. E tra tante mail, una sola era custodita nel forziere informatico più protetto di Stratfor, dove due mesi fa sono penetrati gli hacker di Anonymus. Read the rest of this entry »

Le mail riservate degli analisti di Stratfor rivelano il piano degli Stati Uniti per fare incriminare l’hacker australiano. Ma tra le missive non mancano giudizi durissimi e ipotesi di vendetta nei confronti del leader di WikiLeaks

(29 febbraio 2012) Stratfor nel gennaio 2011 scrive: “abbiamo un atto di incriminazione contro Assange coperto da segreto istruttorio. Questa informazione non deve essere pubblicata”. La mail è inserita nella “secure list”, dove si trovano i messaggi più delicati e che trattano di questioni destinate a non essere pubblicate nei bollettini di Stratfor a cui sono abbonati anche molti giornalisti di tutto il mondo. Dunque gli Stati Uniti sono pronti ad arrestare e processare Julian Assange? Il messaggio è di un boss di Stratfor che ha fonti di altissimo livello nel mondo dell’intelligence e dell’Fbi.

E’ plausibile che questo atto di incriminazione, a distanza di oltre un anno, non sia stato ancora reso pubblico? Sì, è plausibile, perché gli indictiment (atto di incriminazione) a seconda della complessità dell’inchiesta possono rimanere coperti da segreto istruttorio anche per anni. Gli Usa non hanno mai fatto mistero di indagare su Assange e di valutare la possibilità di incriminarlo per spionaggio. Allo stesso tempo, non si vede il modo in cui gli Usa possano incriminare Assange per spionaggio, senza incriminare anche tutti i giornali che lavorano con lui al rilascio dei documenti segreti.

Read More: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/dobbiamo-torturare-assange-/2175422

English Translation: http://translate.google.com/translate?sl=auto&tl=en&js=n&prev=_t&hl=en&ie=UTF-8&layout=2&eotf=1&u=http%3A%2F%2Fespresso.repubblica.it%2Fdettaglio%2Fdobbiamo-torturare-assange-%2F2175422

04.02.2012

Ihm wird der größte Geheimnisverrat in der Geschichte der USA vorgeworfen. Dafür muss sich Bradley Manning jetzt vor einem Militärgericht verantworten. Dem mutmaßlichen WikiLeaks-Informanten droht eine lebenslange Haftstrafe.

AFP / Bradley Manning bei einer Anhörung im Dezember: 22 Anklagepunkt

Washington – Es zeichnete sich bereits ab, nun steht fest: Der mutmaßliche WikiLeaks-Informant Bradley Manning muss sich vor einem Militärgericht verantworten. Wie die US-Armee am Freitagabend mitteilte, billigte sie eine entsprechende Empfehlung der Justiz. Alle 22 von der Staatsanwaltschaft vorgebrachten Anklagepunkte würden an das Militärgericht verwiesen, hieß es.

Dem 24-jährigen Manning wird der größte Geheimnisverrat in der US-Geschichte vorgeworfen. Er soll 700.000 größtenteils geheime Dokumente an die Internetplattform WikiLeaks weitergegeben haben. Zu den 22 Anklagepunkten gehört unter anderem Unterstützung des Feindes. Dafür könnte Manning zu einer lebenslangen Haftstrafe verurteilt werden.

Die Anklagebehörde sprach bei einer Anhörung vor einigen Wochen von erdrückenden Beweisen dafür, dass Manning “konstant, bewusst und methodisch” interne Dokumente aus Computern gezogen habe, um sie dann WikiLeaks zuzuspielen. Die Verteidigung rief zur Milde auf: Durch die Enthüllungen sei kein Schaden entstanden. Daher wären 30 Jahre Haft für den Obergefreiten angemessen.

Die Entscheidung, das Verfahren an ein Militärgericht zu verweisen, traf der Kommandeur des Militärbezirks Washington, Generalmajor Michael Linnington. Als nächster Schritt wird nun ein Militärrichter ernannt. Dieser werde die Daten für die Verlesung der Anklage, den Beginn der Anhörungen sowie des eigentlichen Prozesses festsetzen, erklärte die US-Armee weiter.

WikiLeaks hatte die Unterlagen zwischen Juli 2010 und September 2011 massenhaft ins Internet gestellt. Die Veröffentlichung sorgte weltweit für Wirbel. Unter den Daten waren zahlreiche geheime US-Militärdokumente zu den Kriegen im Irak und Afghanistan sowie rund 260.000 vertrauliche Depeschen des US-Außenministeriums. Für die USA war die Veröffentlichung eine Blamage.

Der Obergefreite Manning soll die geheimen Daten während seiner Stationierung im Irak von Militärrechnern heruntergeladen haben. Im Mai 2010 wurde der Obergefreite auf seinem Stützpunkt nahe Bagdad festgenommen. Laut den Ermittlern wurden auf Mannings Computern Kontaktdaten zu WikiLeaks-Mitgründer Julian Assange und zahlreiche militärische Dokumente gefunden.

siu/AP/Reuters/dpa/AFP

http://www.spiegel.de/politik/ausland/0,1518,813303,00.html

 

Davanti alal Corte suprema Gb che esamina suo ricorso

      AFP

Londra, 31 gen. (TMNews) – Il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, si presenterà domani davanti alla Corte Suprema britannica per sostenere il suo tentativo di sfuggire all’estradizione in Svezia. L’udienza dovrebbe proseguire anche giovedì. Assange contesta la decisione della giustizia di Londra di autorizzare la sua estradizione in Svezia, dove egli è accusato di abusi sessuali su due donne.

La più alta istanza giudiziaria del paese, che per l’occasione sarà composta da sette giudici (in luogo dei cinque abituali) ha accettato di esaminare il ricorso del fondatore di WikiLeaks poiché esso solleverebbe una questione di “interesse generale”. In particolare si tratta di sapere se un mandato di arresto europeo può essere emesso non da un tribunale ma da un procuratore che agisce per conto dello Stato svedese.

In generale, la Corte suprema rende nota la sua decisione circa dieci settimane dopo l’udienza, ma non è escluso che nel caso di Assange i tempi possano essere più ridotti.

Arrestato nel dicembre del 2010 a Londra, a seguito di un mandato d’arresto europeo emesso dalla Svezia, Assange è stato liberato dopo qualche giorno ed è stato posto agli arresti domiciliari in Gran Bretagna. Sin dall’inizio, il fondatore di WikiLeaks respinge le accuse a suo carico e si dichiara vittima di un complotto ordito dagli Stati Uniti per rappresaglia contro la pubblicazione da parte del suo sito internet di decine di migliaia di documenti riservati che hanno recato gravi danni alla diplomazia Usa.

(fonte afp)

http://www.tmnews.it/web/sezioni/esteri/PN_20120131_00096.shtml

7 gennaio 2012

Il dipartimento di Giustizia Usa non demorde e per favorire l’inchiesta contro @ ha ordinato a Twitter di sequestrare tutti i messaggi (“tweet”) scambiati sul social network dagli amici del sito di rivelazioni scomode fondato da Julian Assange.  Tra i messaggi privati richiesti a Twitter ci sono quelli del membro del parlamento islandese Birgitta Jonsdottir, nota simpatizzante e volontaria di WikiLeaks, un tempo anche amica di Julian Assange: “Ho 10 giorni per oppormi alla richiesta, devo aderire per vie legali altrimenti Twitter consegnerà i miei messaggi” ha scritto dal suo account @. Ne scrive in dettaglio oggi Dominic Rushe da New York per il Guardian.
Glenn Greenwald scrive su Salon.com che è ancora peggio di quanto appaia: il governo federale Usa ha richiesto le stesse informazioni riguardo a diversi altri individui in qualche modo associati, adesso o in passato, a WikiLeaks, tra cui Jacob Appelbaum, Rop Gonggrijp, e – ovviamente – Julian Assange. Ha inoltre richiesto le stesse informazioni anche per Bradley Manning e per l’account di  su Twitter. Ma la richiesta include tutti gli indirizzari email e le informazioni note sui conti degli utenti, tutti i tracciati delle loro connessioni online compresa la durata, tutti gli indirizzi Ip utilizzati per acceder a Twitter, tutti gli indirizzi email utilizzati, e tutte le fonti di pagamento, anche le informazioni sui conti bancari e sulle carte di credito. E tutto questo dal 1 novembre 2009 ad oggi.
Ecco la copia dell’ordine che Twitter ha ricevuto, ottenuta in esclusiva da Salon.
Il trattamento riservato agli amici di Wikileaks, trattati alla stregua di criminali, secondo Greenwald è inquietante se si pensa al fatto che Wikileaks ha semplicemente pubblicato informazioni classificate che mostravano che cosa stava facendo il governo americano: una cosa che i giornalisti investigativi americani per definizione hanno sempre potuto fare, garantiti da quei meravigliosi princìpi dettati dalla Costituzione degli Usa che restano un faro per le democrazie del mondo.

http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&ID_articolo=1305&ID_sezione=3