Posts Tagged ‘libertà di stampa’

Sono giorni interessanti per Julian Assange, Wikileaks e per la libertà di stampa.
Dopo che PayPal, MasterCard e PostFinance hanno congelato i conti di Wikileaks e dopo che Amazon e EveryDNS hanno scollegato wikileaks.org da Internet, anche Visa ha deciso di non accettare più donazioni al sito di Julian Assange.

Ma Internet non è rimasto in silenzio e ha reagito. Ha reagito nell’unico modo che conosce: con petizioni, diffondendo informazioni e con attacchi DDoS. Il risultato è stato che PayPal, MasterCard, PostFinance e Visa sono collassati per un periodo di tempo sotto l’attacco di Anonymous e che PayPal ha deciso di scongelare i fondi di Julian e di Wikileaks. Il risultato è che, a ora, ci sono quasi 1400 mirror di Wikileaks. È possibile che Julian e Wikileaks affondino, ma la censura si dimostrerà un fallimento. Se vi sentite coraggiosi potete mettere su un mirror anche voi: dalle istruzioni non sembra una cosa difficile.

Ma il vero scandalo è l’ipocrisia che circonda questo caso.
Mentre Amazon Web Services caccia Wikileaks dai propri server, Amazon vende i documenti di Wikileaks. Confusi? Anch’io!
Mentre il governo americano fa di tutto per zittire Wikileaks, il Dipartimento di Stato Americano ospita la manifestazione a favore della libertà di stampa. Confusi? Anch’io! Read the rest of this entry »

martedì, marzo 27th, 2012

Assange vuole difendere la libertà di stampa – Julian Assange, il fondatore del sito Wikileaks attualmente agli arresti domiciliari in Gran Bretagna, ha deciso di concorrere per diventare senatore del parlamento in Australia, Paese di cui è originario. Oggi Assange ha fatto sapere quali sono i capisaldi ideologici che intenderebbe portare al senato quando e se verrà eletto.

Al primo posto c’è la difesa delle libertà di stampa, tematica alla quale il giornalista è particolarmente sensibile, proprio in virtù degli episodi che l’hanno toccato personalmente da quando ha deciso, assieme ai suoi collaboratori, di rendere pubblici i dossier dei servizi segreti statunitensi.

Durante un’intervista tenuta per il Sydney Morning Herald, una testata australiana che ha deciso di raccogliere le sue impressioni in vista della sua candidatura, Assange ha detto di ritenere immorali ed eccessivamente restrittive le attuali norme che regolano il sistema di informazione. Nelle parole di Assange è implicita una critica all’attuale primo ministro australiano, Julia Gillard, la quale non si è espressa in maniera chiara in occasione dei processi che l’hanno interessato.

Resta ancora da vedere in che stato dell’Australia Assange deciderà di concorrere per guadagnarsi la poltrona senatoriale, dato che la sua residenza non è mai stata fissa e potrà scegliere uno qualsiasi degli stati in cui ha vissuto: Victoria, Queensland o Nuovo Galles. Anche la coalizione politica al quale appoggiarsi è incerte, ma con tutta probabilità Assange gareggerò come indipendente o tra le fila dei verdi.

Inoltre la candidatura del giornalista dipenderà dall’evoluzione dei suoi processi penali: ricordiamo che Assange è ora detenuto a Londra ed ha una richiesta di estradizione pendente per la Svezia, Paese in cui è imputato per molestie sessuali. In molti dicono che, qualora Assange dovesse essere estradato in Svezia, sarebbe ad un passo anche dall’estradizione negli USA, stato le cui autorità fremono per incastrarlo.

Redazione online

http://www.direttanews.it/2012/03/27/assange-si-candidera-al-senato-australiano-per-difendere-la-liberta-dei-media/

Di: Vauro Senesi

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26/12/2011

L’Australia si schiera in difesa del fondatore di Wikileaks

LONDRA – Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, è al più alto grado giudiziario in terra britannica e non molla. I censori che volevano tappargli la bocca stanno continuando ad attaccarlo: lo vorrebbero morto, lo vorrebbero sotto un metro e mezzo di terra, ma lui non molla e tenacemente combatte.

Le sue rivelazioni, puntualmente pubblicate sul sito da lui stesso ideato, son state capaci di scardinare tranelli e intrighi internazionali di finanza, banchieri vari e Stati (più o meno canaglia!!!), mostrando nomi e cognomi dei burattinai globali, che cercano di far ballare i Popoli la loro musica senza dare retta alle esigenze e rivendicazioni.

Le posizioni della difesa hanno convinto la Corte Suprema Inglese: Assange potrà tentare l’ultimo assalto per rovesciare l’ordine di estradizione in Svezia per molestie e violenza sessuale nei confronti di due donne locali. Chissà come mai questa accusa?

Quando un politico o un personaggio di grande caratura morale denuncia in maniera netta e trasparente le “gabole” dei potentati, e non possono attaccarlo direttamente poiché conduce una vita irreprensibile, allora salta fuori sempre qualche donna prezzolata disponibile a denunciare violenze mai subite di vario tipo: vergogna, è un’indecenza, fate schifo signori dei Poteri forti!

E l’ipocrisia più grande sta nel fatto, chiarito oltre ogni ragionevole dubbio, che mentre sti barlafusi sono un ammasso di porci pervertiti (Strauss-Kahn docet…e minga doma lü!), abituati a pratiche sessuali di ogni genere, chi viene attaccato con ferocia da accuse senza senso non ha alcunché da rimproverarsi!

E mentre un pool di 7 giudici valuterà le gravi accuse rivolte ad Assange (in caso di nuova condanna verrebbe tirata in ballo anche la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo!), il Governo federale di Sidney prende posizione decisamente in favore del suo concittadino illustre concittadino: ben 70 personalità illustri, fra le quali l’ex-Premier conservatore Malcom Fraser e il leader dei Verdi Bob Brown, hanno firmato un documento in sua difesa, nel quale esprimono le loro preoccupazioni sull’equità del procedimento.

Che i Giudici britannici sappiano esser giusti ed equilibrati: che valutino i fatti prima ancora che i pettegolezzi. I Popoli del Pianeta hanno bisogno della voce libera di Assange. Nel Vangelo di Giovanni (8.32) si dice: Conoscerete la verità, e la verità vi renderà liberi”.

E’ questo il nostro augurio ad Assange per il 2012!

GP

http://mattinonline.ch/8358/gi%C3%B9-le-mani-da-assange-w-la-libert%C3%A0-di-espressione

 martedì 29 novembre 2011 – di Mauro Vecchio

Il founder di Wikileaks è intervenuto via Skype all’ultimo News World Summit. Rivendicando la sua appartenenza alla categoria dei giornalisti. Le autorità di Washington vorrebbero trasformare il web in uno strumento da 1984

Roma – “Certo che sono un dannato giornalista”. Parole di Julian Paul Assange, recentemente intervenuto via Skype nel corso dell’ultimo News World Summit in terra cinese. Le pubblicazioni del founder di Wikileaks sarebbero più che sufficienti a dimostrare la sua appartenenza alla categoria, messa in dubbio soltanto dall’ostile governo di Washington.

Autorità come quelle statunitensi, in collaborazione con le grandi corporazioni del pianeta, vorrebbero trasformare Internet in una pericolosa arma per la sorveglianza globale. Nella visione di Assange, il Dipartimento di Giustizia non avrebbe alcuna intenzione di tollerare un sito come Wikileaks. Giornalisti e mass media si sarebbero ormai piegati al potere di aziende e governi.

L’australiana Walkley Foundation ha da poco assegnato al founder di Wikileaks un prestigioso riconoscimento per il suo contributo al giornalismo. Assange ha dunque attaccato società di credito come Visa e Mastecard, ree di aver ostruito illegalmente i canali di pagamento verso il sito delle soffiate. “Tematiche che dovrebbero essere dibattute in pubblico sono invece affrontate in segreto a Washington”, ha spiegato.Nel frattempo sono arrivate buone notizie per l’ex-militare Bradley Manning, in attesa del suo processo davanti alla Corte Marziale degli Stati Uniti. Una recente analisi della Casa Bianca avrebbe concluso che le soffiate a Wikileaks non siano state effettivamente dannose per la sicurezza nazionale. Le informazioni rilasciate da Manning sarebbero per lo più datate o già diramate in precedenti pubblicazioni pubbliche.

venerdì 11 novembre 2011 – di Claudio Tamburrino

Accesso (senza mandato) garantito alla autorità per tre account Twitter ritenuti legati a Wikileaks. Una decisione pericolosa per la privacy dei cittadini della Rete

Roma – Il Tribunale della Virginia ha emesso una sentenza che preoccupa gli osservatori e le associazioni di diritti civili: in base ad essa il Dipartimento di Giustizia (Department of Justice, DoJ) statunitense avrà accesso a tre account che secondo le autorità sarebbero legati a Wikileaks. Il giudice ha rifiutato altresì di riconoscere agli utenti anche il diritto di sapere se altre aziende ICT sono state obbligate come Twitter a dare accesso ai loro dati.I tre account appartengono alla parlamentare islandese Birgitta Jonsdottir, all’hacktivista Jacob Appelbaum e all’olandese Rop Gonggrijp. A loro supporto si erano schierati anche i gruppi che si occupano di diritti civili Electronic Frontier Foundation (EFF) e American Civil Liberties Union (ACLU)

La decisione conferma una sentenza emessa a marzo dallo stesso giudice federale della Virginia, in base alla quale La gravità della nuova decisione va tuttavia oltre il suo effetto immediato: a preoccupare, secondo Jonsdottir, il fatto che una sentenza di questo tipo sembra affermare che “il governo degli Stati possa segretamente avere accesso a tutti gli account di utenti di servizi online ospitati negli Stati Uniti”.

Insomma, in seguito alla sentenza sembra uscire malconcia la normativa statunitense sulla privacy e sulla libertà di espressione: gli utenti potrebbero essere dunque portati a scegliere servizi ospitati da paesi con normative che possano offrire maggiore tutela.

Ne parla in questi termini il direttore legale di EFF Cindy Cohn: “Quando si usa Internet si pensa che le proprie conversazioni, i propri pensieri, le esperienze e le foto che si affidano alle aziende siano al sicuro”. Tuttavia, continua, “alla luce delle conclusioni della corte i dati raccolti da servizi come Twitter, Facebook, Skype e Google sono alla mercé di investigazioni senza mandato”.

L’accesso agli account Twitter è stato infatti concesso in base all’emendamento 18 USC 2703(d) dello Stored Communications Act che permette alle autorità di accedere a log di dati Internet senza dover portare necessariamente una motivazione come quella necessaria ad ottenere un normale mandato di perquisizione. Insomma, nel caso della situazione in esame sembra non essere necessario essere sospettati di un comportamento criminale per garantire alle autorità l’accesso al proprio account.

Secondo il giudice, nel momento in cui un utente decide di sottoscrivere un account “volontariamente” si abbassano le proprie aspettative in materia di privacy: gli utenti, insomma, “sapevano o avrebbero dovuto sapere che le loro informazioni relative agli IP erano soggette al controllo di Twitter, per questo dovrebbero avere un’aspettativa minore in materia di privacy per quanto riguarda questo tipo di informazioni. Soprattutto rispetto al loro consenso alle condizioni d’uso di Twitter e alla sua policy in materia di privacy”.

Claudio Tamburrino  -il Dipartimento di Giustizia (DoJ) avrebbe potuto accedere agli account Twitter collegati direttamente a Wikileaks: l’obiettivo dell’ispezione era individuare i messaggi privati e gli indirizzi IP ad essi associati per cercare di dare un volto agli individui che, insieme a Julian Assange, hanno da ultimo imbarazzato Washington con la diffusione dei suoi cablogrammi diplomatici.

http://punto-informatico.it/3334123/PI/News/wikileaks-artigli-statunitensi-twitter.aspx

di Stefania Maurizi – 24 ottobre 2011

Il sito fondato da Julian Assange è stato sottoposto a un blocco economico che non ha precedenti nemmeno per le peggiori organizzazioni razziste. Un modo evidente per strangolarlo. La sua colpa? Aver rivelato troppe verità scomode. Ecco perché ora chiede un aiuto a tutti cittadini liberi del mondo.

Distruggere WikiLeaks. Annientare l’organizzazione di Julian Assange. E’ questo l’effetto dell’embargo economico imposto dai giganti Visa, MasterCard, PayPal, Western Union, Bank of America, che hanno bloccato tutte le donazioni al gruppo a partire dal dicembre 2010, dieci giorni dopo che Assange ha iniziato a pubblicare i cablo della diplomazia Usa.

Il grafico: Il crollo delle donazioni

Da undici mesi WikiLeaks vive con le riserve accumulate grazie a grandi scoop, come il rilascio del video ‘Collateral Murder’. Ora, però, i soldi stanno finendo. “Il blocco finanziario ha distrutto il 95 percento dei nostri fondi”, spiega WikiLeaks a l’Espresso. E’ per questo che oggi Julian Assange dà il via a un’aggressiva campagna di raccolta fondi, che punta ad aggirare il blocco economico dei giganti del credito, perché “abbiamo ancora migliaia di documenti”, come racconta nel video che ‘l’Espresso’ e ‘la Repubblica’, media partner di WikiLeaks, pubblicano in esclusiva per l’Italia.

Guarda il video  L’appello di Assange

Un trattamento fuori dalle regole. Esiste da cinque anni, ma è esplosa sulle scene internazionali nell’aprile del 2010, con la pubblicazione di ‘Collateral Murder‘, un video segreto del Pentagono in cui si vedeva un elicottero americano Apache che a Baghdad sterminava civili innocenti, tra cui due reporter dell’agenzia Reuters. Dopo quel rilascio, niente è stato più come prima nella vita di WikiLeaks e del suo fondatore. Assange e la sua banda hanno vissuto l’assedio dei reporter di tutto il mondo, che bramano i database segreti su banche, eserciti, multinazionali e religioni. Sono stati passati allo scanner dai media di tutto il globo. Hanno conosciuto la furia del Pentagono. Gli attacchi dei falchi americani. Poi sono arrivate le accuse di stupro contro Julian Assange, da parte di due donne svedesi, che hanno sempre ammesso che i rapporti erano consensuali e la disputa era solo sull’uso del preservativo. Eppure il fondatore di WikiLeaks è agli arresti domiciliari in Inghilterra da 330 giorni, senza essere stato incriminato per alcun reato: i magistrati di Stoccolma ne pretendono l’estradizione in Svezia solo perché vogliono interrogarlo in merito ai fatti denunciati dalle due ragazze. “Tu hai giocato fuori dalle regole”, aveva detto a quattr’occhi un diplomatico australiano a Julian Assange, subito dopo il rilascio dei file sull’Afghanistan, “e riceverai un trattamento fuori dalle regole”. Il ‘trattamento’ è arrivato nella forma di una guerra giocata su due fronti: una virulenta campagna di demonizzazione di Assange, anima e meningi di WikiLeaks, e il blocco totale delle donazioni da parte di Visa, MasterCard, Bank of America, PayPal e Western Union. Un vero e proprio accerchiamento economico per impedire che l’organizzazione riesca a pagare i tecnici che gestiscono i database dei documenti segreti e i server che mantengono in piedi le infrastrutture informatiche. Ma sulla base di quali presupposti legali i giganti del credito, da Visa a Bank of America, hanno messo in piedi un embargo economico contro WikiLeaks? Read the rest of this entry »

1 dicembre 2010 By Sherwood Ross -Postato da wikileaks.it il 17 ottoble 2011

Forse è perché viene dall’Australia, un satrapo USA all’estrema periferia dell’impero americano, che il fondatore di WikiLeaks Julian Assange non sa che Washington non permette a nessuno di rubare informazioni, a meno che non venga fatto su ordine suo. Il procuratore generale Eric Holder, lo scribacchino di Obama che non perseguirà i criminali della CIA per le torture e gli omicidi, dichiara di star istruendo un’indagine penale contro Assange perché chiunque infranga la legge americana “sarà tenuto responsabile”. Limitarsi a perseguire i mafiosi della CIA non eccita Holder. Minacciare Assange per aver diffuso un quarto di milione di file segreti dell’Impero sì, specialmente visto che Assange non li ha modificati o abbelliti ma li ha distribuiti nella loro versione non purgata. Assange può aver stuprato una coppia di signore svedesi oppure no, come ha immediatamente bisogno di sapere quel governo senza spina dorsale, ma non vi è dubbio che ha spogliato la Statua della Libertà e mostrato a tutto il mondo la puttana che è diventata.

Quanto a Bradley Manning, il soldato scelto dell’esercito sospettato di aver trafugato le prove della cupidigia yankee e di aver passate ad Assange, gli viene data ospitalità pubblica su un brigantino della Marina a Quantico, Virginia, per il sospetto di una precedente rivelazione della Verità, e al Pentagono piacerebbe gettar via la chiave. Lasciamolo marcire per il resto della vita in compagnia dei 2,5 milioni di prigionieri che oggi sovraffollano la nostra vasta colonia penale per crimini così insidiosi come la vendita di uno spinello. Il crimine di Manning, come riferito dalla Associated Press, è: “Voglio che la gente veda la verità … perché senza informazioni non si possono, come pubblico, prendere decisioni informate.” E con un atteggiamento simile non si può andare lontani in un paese il cui governo è dedito a controllare il pianeta e non vuole che le sue sinistre operazioni vengano svelate. Dal canto suo, Assange ha dichiarato al Telegraph di Londra che il presidente Obama ha un record di arresti di informatori e gestisce “un regime che non crede nella libertà della stampa e non agisce come se vi credesse”. Read the rest of this entry »