Manning: rischiare l’ergastolo per Wikileaks

di Ludovica Amici | 19 dicembre 2011

Sabato ha compiuto ventiquattro anni. E forse altrettanti dovrà trascorrerli in carcere. È Bradley Manning, il militare (analista informatico) arrestato nel maggio 2010 in Iraq perchè accusato di esser stato lui il responsabile della fuga del famoso video Collateral Murder che mostrava l’uccisione di civili iracheni da un elicottero americano. E soprattutto perchè incolpato di essere la gola profonda dei 250 mila dispacci provenienti dalle ambasciate americane. Quelli del Cablegate: la più grande diffusione di informazioni riservate della storia, che ha messo in grave imbarazzo gli Stati Uniti.

Il 16 dicembre c’è stata la sua prima udienza presso la base militare di Fort Meade nel Maryland. Un’ udienza preliminare per decidere se dovrà essere giudicato dalla Corte marziale, arrivata dopo diciannove mesi di detenzione durissima e nove in condizioni inumane. Dal 2 marzo 2011, Manning è infatti costretto a vivere in isolamento, a dormire senza vestiti, e gli è stato imposto di portare un grembiule antisuicidio. Mentre il Pentagono ha affermato che si tratta di misure di routine per i detenuti a rischio suicidio,

Bradley sostiene che “la sua detenzione è al di fuori della legge, e che da quando ha chiesto un trattamento meno duro le sue condizioni sono peggiorate”. Per ottenere un regime di detenzione meno severo, Manning aveva chiesto che gli venisse tolto il suicide watch 24 ore su 24. Hanno poi tentato più volte di farlo crollare e di fargli confessare quello che le autorità volevano sentirsi dire. Se avesse infatti testimoniato contro Assange avrebbe probabilmente avuto una riduzione della pena. In un’intervista di John Pilger, Assange ha così affermato: “Incrinare Bradley Manning è il primo passo. Lo scopo è chiaramente di spezzarlo e di costringerlo a confessare che in qualche modo ha cospirato con me per danneggiare la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Di fatto non ho mai sentito il suo nome prima che venisse pubblicato sulla stampa”.

Per l’ accusa il ragazzo è responsabile di “collusione con il nemico” e di “divulgazione di informazioni militari”. Per il primo reato è prevista anche la pena di morte, ma le autorità hanno fatto sapere che non la chiederanno e in alternativa invocheranno l’ergastolo. Secondo alcuni, inoltre, Manning non avrebbe fatto tutto da solo ma si ipotizza la presenza di complici. Il suo avvocato, David Coombs, ha invece affermato che “tutte le informazioni che si suppone siano state rivelate erano o datate o opinioni di basso livello oppure risapute e già conosciute in base a precedenti divulgazioni”. La difesa tenta così di dimostrare la sostanziale innocuità delle rivelazioni di WikiLeaks e l’assenza di un reale danno alla sicurezza nazionale.

Nel luglio 2010 Manning era stato accusato di avere trasferito sul suo computer materiale classificato recuperato da SIPRnet, la rete Intranet utilizzata dal dipartimento della Difesa e dal dipartimento di Stato per condividere documenti segreti. Manning avrebbe poi inviato il materiale a Wikileaks che lo ha successivamente pubblicato. È quanto risulterebbe da sue esplicite rivelazioni in una conversazione via chat con l’ex hacker Adrian Lamo, poi pubblicata da Wired. Nella chat Manning spiega a Lamo di  aver deciso di inviare i documenti dopo essersi disilluso sulla Guerra in Iraq, dopo aver visto i documenti che dimostrano la corruzione e le violenze commesse dal suo Paese e dai suoi alleati. Ha spiegato che voleva che il mondo sapesse e vedesse la verità.

Da alcuni  è considerato un traditore e dai più invece un eroe. Dalla sua parte c’è sempre stato Daniel Ellsberg, la gola profonda dei Pentagon Papers, che si è paragonato a Bradley Manning. È stato persino arrestato due volte a marzo 2011 durante una campagna in suo favore. E se la prese anche con il presidente Obama, che non fece nulla per cambiare le condizioni di detenzione di Manning. Nonostante si sia parlato infatti dell’amministrazione americana più trasparente della storia, il presidente Obama è in realtà ossessionato con il perseguire i whistleblower. Il suo Dipartimento di Giustizia sembrerebbe averne perseguiti di più di tutte le amministrazioni precedenti. Il trattamento oppressivo di Manning è stato progettato per creare un clima di paura. Il messaggio sembrerebbe essere: “Se stai meditando di dire ciò che hai scoperto, guarda ciò che abbiamo fatto a Manning e pensaci due volte”.

Bradley ha poi ottenuto il sostegno di una vasto schieramento al quale si sono aggiunti di recente gli attivisti di Occupy Wall Street. E anche il gorno della prima udienza, un sostenitore di Manning, un veterano di nome Nate Goldschlager, ha gridato appena il ragazzo ha lasciato la stanza della Corte: “Tu sei un eroe.”

E forse lo è! Perchè Manning ha avuto il coraggio di far emergere gli inganni, le corruzioni e le illegalità commesse da parte degli attori politici più potenti del mondo. Dispiace però pensare che per averci mostrato la verità su questi fatti,  è stato trattato e punito duramente, e ora rischia persino l’ergastolo.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/19/manning-whistleblower-rischia-lergastolo/178543/

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