Julian Assange: “Rivelare le fonti è stata la scelta giusta”

Perché pubblicare i cablogrammi senza censurare gli informatori? Per proteggerli, ormai i documenti erano diffusi in Rete e dovevano saperlo. Ecco la versione del fondatore di WikiLeaks

Julian Assange ha avuto i suoi motivi per pubblicare senza censure sul sito di WikiLeaks i 251mila  cablo sfuggiti al suo controllo nelle scorse settimane. Primo, gli informatori hanno bisogno di sapere se il loro nome appare nei documenti prima delle agenzie di intelligence (o comunque il prima possibile). Secondo, i materiali raccolti da WikiLeaks possono aiutare chi deve riformare i governi negli Stati in crisi. Terzo, al momento della pubblicazione ufficiale, il materiale non censurato circolava già in dozzine di siti e le informazioni venivano twittate: la frittata era già stata fatta. Per tutte queste ragioni era dunque necessario che la fonte dei cablo fosse attendibile e che le persone non si affidassero a versioni non autorizzate dei documenti. In qualche modo, infatti, il brand   WikiLeaks si è meritato la fiducia del pubblico, e assicura che i documenti diffusi siano quelli veri e che le informazioni siano esatte.

Lo ha detto lo stesso Assange in un’intervista al New Scientist, ricordando che nella Repubblica del Tajikistan e in Pakistan sono già circolati cablo falsi. Intanto, il Dipartimento di Stato, Amnesty International e Human Rights Watch sono stati contatti affinché avvisino gli informatori che presto potrebbero trovarsi nei guai.

Il fondatore di WikiLeaks continua ad addossare la responsabilità di quanto accaduto sul Guardian, che a febbraio ha pubblicato il libro WikiLeaks: Inside Julian Assange’s War on Secrecy con tanto di codice per decriptare i file. La chiave di accesso ai contenuti dei cablo (caricati su un sito P2P per evitare che cadessero nelle mani di hacker, visti gli attacchi al server di WikiLeaks), sarebbe dovuta scadere prima della pubblicazione, si difendono David Leigh e Luke Harding, i due giornalisti autori del libro. ” Ma non è così che funzionano i sistemi di decodifica”, risponde Assange: “ L’unica cosa temporanea era il luogo dei file. La password non era per l’accesso al sito, ma per la decodifica, in modo che i giornalisti potessero svolgere le loro inchieste. Il nostro sistema di sicurezza era perfetto, presumendo che il codice non venisse rivelato”.

In ogni caso, ironizza sul suo blog anche un super esperto della sicurezza informatica, Bruce Schneier, svelare una password è sempre male, perché offre agli hacker informazioni preziose su come un’organizzazione crea le sue chiavi di accesso.

07 settembre 2011 di Tiziana Moriconi

http://daily.wired.it/news/internet/2011/09/07/le-ragioni-di-assange-14312.html

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