Italian
with: Kristinn Hrafnsson,Stefania Maurizi
The facts that have been hidden from Italian citizens about Italy. As brought to light by Wikileaks. A book presentation in the company of Kristinn Hrafnsson, the right-hand man of Julian Assange, and Stefania Maurizi, the only Italian journalist to whom Julian Assange gave the secret Wikileaks documents.
Ma Internet non è rimasto in silenzio e ha reagito. Ha reagito nell’unico modo che conosce: con petizioni, diffondendo informazioni e con attacchi DDoS. Il risultato è stato che PayPal, MasterCard, PostFinance e Visa sono collassati per un periodo di tempo sotto l’attacco di Anonymous e che PayPal ha deciso di scongelare i fondi di Julian e di Wikileaks. Il risultato è che, a ora, ci sono quasi 1400 mirror di Wikileaks. È possibile che Julian e Wikileaks affondino, ma la censura si dimostrerà un fallimento. Se vi sentite coraggiosi potete mettere su un mirror anche voi: dalle istruzioni non sembra una cosa difficile.
Ma il vero scandalo è l’ipocrisia che circonda questo caso.
Mentre Amazon Web Services caccia Wikileaks dai propri server, Amazon vende i documenti di Wikileaks. Confusi? Anch’io!
Mentre il governo americano fa di tutto per zittire Wikileaks, il Dipartimento di Stato Americano ospita la manifestazione a favore della libertà di stampa. Confusi? Anch’io! Read the rest of this entry »
“Userò le immunità parlamentari per prevalere sulle costrizioni al libero accesso alle informazioni”, dice il fondatore di Wilikleaks, che sarà candidato alle elezioni del 2013. Ma ancora non si sa se con un partito o da indipendente.
Non ha mezzi termini Il fondatore di Wikileaks Julian Assange. Se avrà successo la sua candidatura per il Senato australiano, annuncia, sarà “un fiero difensore della libertà dei media” e userà le immunità parlamentari per prevalere sugli ordini di soppressione dei tribunali e su altre “costrizioni eccessive” al libero accesso alle informazioni.
Nella sua prima intervista da quando ha dichiarato l’intenzione di candidarsi nelle elezioni del 2013, Assange ha detto al Sydney Morning Herald che la sua priorità sarà di battersi per una maggiore trasparenza nel governo, per quella che ha definito “la politica di capire prima di agire”. In campo internazionale, secondo Assange la diplomazia australiana deve considerare che gli Usa sono avviati a un serio declino nei prossimi 15-20 anni “fino al collasso del loro status di superpotenza” e deve quindi coinvolgersi molto di più su scala regionale.
La settimana scorsa Wikileaks ha annunciato via Twitter di aver scoperto che Assange può candidarsi per il Senato australiano anche se è agli arresti domiciliari, e che ha deciso di farlo. Non ha stabilito però in quale stato candidarsi, avendo vissuto in Victoria, Nuovo Galles del sud e Queensland. E dovrà decidere se presentarsi come indipendente, cercare un’alleanza con un partito, verosimilmente i Verdi, o stabilirne uno suo dedicato a lottare per un governo aperto.
E’ certo comunque che sosterrà un candidato nel collegio della premier laburista Julia Gillard, che egli accusa di non averlo protetto come cittadino australiano. La Gillard aveva condannato la pubblicazione dei documenti segreti Usa come un’azione illegale, nonostante fosse ancora in corso un’inchiesta della polizia federale, che ha poi stabilito che non era stato commesso alcun reato in Australia.
Assange è agli arresti in Gran Bretagna in attesa che si concluda l’iter processuale per una sua estradizione in Svezia, dove è accusato da due donne di molestie sessuali e stupro per non aver utilizzato preservativi nel corso di rapporti consensuali. L’australiano aspetta il verdetto della Corte suprema sull’appello contro l’estradizione in Svezia, che secondo Assange sarebbe il preludio a una seconda estradizione in Usa, dove è considerato un ‘nemico della nazione’
(27 marzo 2012)
fonte: “la Repubblica.it”
martedì, marzo 27th, 2012
Assange vuole difendere la libertà di stampa – Julian Assange, il fondatore del sito Wikileaks attualmente agli arresti domiciliari in Gran Bretagna, ha deciso di concorrere per diventare senatore del parlamento in Australia, Paese di cui è originario. Oggi Assange ha fatto sapere quali sono i capisaldi ideologici che intenderebbe portare al senato quando e se verrà eletto.
Al primo posto c’è la difesa delle libertà di stampa, tematica alla quale il giornalista è particolarmente sensibile, proprio in virtù degli episodi che l’hanno toccato personalmente da quando ha deciso, assieme ai suoi collaboratori, di rendere pubblici i dossier dei servizi segreti statunitensi.
Durante un’intervista tenuta per il Sydney Morning Herald, una testata australiana che ha deciso di raccogliere le sue impressioni in vista della sua candidatura, Assange ha detto di ritenere immorali ed eccessivamente restrittive le attuali norme che regolano il sistema di informazione. Nelle parole di Assange è implicita una critica all’attuale primo ministro australiano, Julia Gillard, la quale non si è espressa in maniera chiara in occasione dei processi che l’hanno interessato.
Resta ancora da vedere in che stato dell’Australia Assange deciderà di concorrere per guadagnarsi la poltrona senatoriale, dato che la sua residenza non è mai stata fissa e potrà scegliere uno qualsiasi degli stati in cui ha vissuto: Victoria, Queensland o Nuovo Galles. Anche la coalizione politica al quale appoggiarsi è incerte, ma con tutta probabilità Assange gareggerò come indipendente o tra le fila dei verdi.
Inoltre la candidatura del giornalista dipenderà dall’evoluzione dei suoi processi penali: ricordiamo che Assange è ora detenuto a Londra ed ha una richiesta di estradizione pendente per la Svezia, Paese in cui è imputato per molestie sessuali. In molti dicono che, qualora Assange dovesse essere estradato in Svezia, sarebbe ad un passo anche dall’estradizione negli USA, stato le cui autorità fremono per incastrarlo.
Redazione online
Di Stefania Maurizi
Troppi la danno per spacciata, moribonda, irrimediabilmente ridimensionata. Gli incontri avventurosi tra Julian Assange e i reporter con cui collabora, che sembravano scene tratte dal film di Jason Bourne, sono solo un ricordo.
(27 febbraio 2012)
Postato il Lunedì, 12 marzo – di John Pilger
Le diffamazioni sui media suggeriscono una complicità svedese nelle mosse di Washington per punire Julian Assange
La guerra dei media, secondo la più recente dottrina militare, è importante quanto quella sul campo. Ciò avviene perché il vero nemico è l’opinione pubblica nazionale, la cui manipolazione e inganno sono essenziali per scatenare una guerra coloniale impopolare. Così come per l’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq, gli attacchi a Iran e Siria richiedono uno stillicidio sulla coscienza dei lettori e degli spettatori. È l’essenza della propaganda, che raramente si presenta con il vero nome.
Umiliando molte autorità e rappresentanti dei media, WikiLeaks ha fatto cadere la maschera che copriva i rapporti di connivenza tra i rapaci poteri occidentali e il mondo del giornalismo. Si tratta di un tabù di vecchia data; la BBC poteva affermare di essere imparziale e aspettarsi che tutti ci avrebbero creduto.
Oggi il pubblico è sempre più cosciente della guerra dei media, così come del processo mediatico ordito nei confronti dell’editore e fondatore di Wikileaks, Julian Assange. Read the rest of this entry »
Il soldato, accusato di avere trasmesso informazioni riservate a Wikileaks, è stato detenuto in isolamento 23 ore al giorno per 11 mesi. Il Pentagono ha sempre negato un incontro privato tra l’imputato e l’inviato delle Nazioni Unite
Bradley Manning, il soldato accusato di avere rivelato dati riservati a Wikileaks, sarebbe stato sottoposto dagli Stati Uniti a un trattamento detentivo che ha violato la convenzione internazionale contro la tortura.
E’ quanto emerge dal rapporto speciale dell’Onu “sulla tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, disumani o degradanti”. Manning è stato tenuto in isolamento 23 ore al giorno per 11 mesi, dal suo arresto a Baghdad il 29 maggio 2010, fino al 20 aprile 2011. L’inviato Onu ha chiesto più volte al governo di incontrarlo privatamente, ma il permesso è stato sempre negato. La conversazione, infatti, sarebbe comunque stata monitorata.
Secondo Méndez, che ha stilato il rapporto al termine di un’inchiesta durata 14 mesi, “imporre condizioni di detenzione seriamente punitive su chi non è stato riconosciuto colpevole di alcun crimine è una violazione del diritto all’integrità fisica e psicologica e della presunzione di innocenza”. Accuse che riemergeranno davanti alla corte marziale preposta alla valutazione dei 22 capi di imputazione contro Manning, tra cui quello di “avere aiutato il nemico” degli States. Ovvero Julian Assange. Read the rest of this entry »
di Stefania Maurizi – 28 febbraio 2012
Le mail dell’azienda di spionaggio privato Stratfor parlano di un atto di accusa segreto già firmato contro il fondatore di WikiLeaks. Un provvedimento che permetterebbe di arrestarlo non appena venisse consegnato agli americani.
«Abbiamo un atto di incriminazione contro Assange coperto dal segreto istruttorio». Gli analisti di Stratfor, la società privata statunitense di intelligence, nelle loro mail più riservate danno corpo a un sospetto che a Washington non hanno mai voluto confermare: è già stato firmato un provvedimento formale contro il fondatore di WikiLeaks, una misura che permetterebbe di arrestarlo e processarlo non appena consegnato alle autorità statunitensi.
L’atto di incriminazione sarebbe stato secretato: un’arma top secret per intervenire contro le fughe di documenti riservati lanciate dalla rete di Assange.
“L’Espresso” pubblica in esclusiva per l’Italia la seconda ondata di file provenienti dagli archivi riservati di Stratfor, un’azienda spesso definita “l’ombra della Cia”, e diffusi da WikiLeaks.
Si tratta di mail in cui gli analisti e le fonti della holding di intelligence privata discutono proprio di Assange e della sua rete. Dialoghi in cui spesso danno solo sfogo al disprezzo contro l’uomo che ha violato i carteggi più segreti del pianeta, dal Pentagono al Dipartimento di Stato. E tra tante mail, una sola era custodita nel forziere informatico più protetto di Stratfor, dove due mesi fa sono penetrati gli hacker di Anonymus. Read the rest of this entry »
di Stefani Maurizi – 01 marzo 2012
«Abbiamo contro entità potentissime: istituzioni, banche, corporation, servizi segreti, apparati militari. Che stanno facendo di tutto per annientarci. Con me ci sono già riusciti. Ma WikiLeaks, invece, può vincere». Il fondatore del sito più temuto dai governi di mezzo mondo racconta all’Espresso le sue battaglie passate, presenti e future.
La libertà è un ricordo lontano, di quando poteva scomparire volando da un Paese all’altro con tutto il suo mondo chiuso in uno zainetto. Adesso vive da 15 mesi con un braccialetto elettronico che segnala ogni suo spostamento, quasi un contrappasso per chi vuole smascherare il volto moderno del controllo globale. Certo, ora Julian Assange è chiuso nell’angolo: tra pochi giorni rischia di venire estradato in una cella svedese, la sua organizzazione soffre per l’embargo delle carte di credito alle donazioni e per le pressioni di tutte le potenze. Ma gli occhi di Mister WikiLeaks, ancora più delle sue parole, fanno capire che non ha nessuna intenzione di arrendersi: pensa continuamente alla sua rivolta mediatica, una guerriglia che alterna rapide incursioni in cui lanciare milioni di documenti segreti a lunghe pause.
E’ calmo, tremendamente concentrato sui suoi obiettivi e le sue ossessioni; allo stesso tempo però sa appassionarsi, indignarsi, ha un gusto dell’umorismo acuto e un profondo senso della giustizia. Per questo, più si accaniscono contro di lui, più lui pensa all’insurrezione che verrà.
Ma l’uomo che ha fatto tremare la Casa Bianca non è né un duro, né il Peter Pan autistico e ostinato dipinto dai suoi avversari: il suo carisma, come ha scritto il “New Yorker”, nasce proprio dalle contraddizioni e dalla sua visione romantica, quasi da rivoluzionario ottocentesco.
In un locale del centro di Londra, davanti a un cappuccino bollente, discute con “l’Espresso” della sua vita e del futuro della sua creatura. Con una convinzione: “WikiLeaks andrà avanti. Anche quando sono stato arrestato, è riuscita a non fermarsi diffondendo altri file top secret. E’ un’organizzazione robusta ma, ovviamente, se riuscissero a togliere di mezzo il fondatore e la persona più nota a livello pubblico, anche WikiLeaks subirebbe parecchi danni. Io credo che la struttura operativa del gruppo sia solida: anche senza di me, potrebbe sopravvivere per almeno un paio di anni. Forse non con lo stesso vigore, ma trasmettendo comunque l’immagine di un’istituzione che non si piega”. Read the rest of this entry »
Le mail riservate degli analisti di Stratfor rivelano il piano degli Stati Uniti per fare incriminare l’hacker australiano. Ma tra le missive non mancano giudizi durissimi e ipotesi di vendetta nei confronti del leader di WikiLeaks
(29 febbraio 2012) Stratfor nel gennaio 2011 scrive: “abbiamo un atto di incriminazione contro Assange coperto da segreto istruttorio. Questa informazione non deve essere pubblicata”. La mail è inserita nella “secure list”, dove si trovano i messaggi più delicati e che trattano di questioni destinate a non essere pubblicate nei bollettini di Stratfor a cui sono abbonati anche molti giornalisti di tutto il mondo. Dunque gli Stati Uniti sono pronti ad arrestare e processare Julian Assange? Il messaggio è di un boss di Stratfor che ha fonti di altissimo livello nel mondo dell’intelligence e dell’Fbi.
E’ plausibile che questo atto di incriminazione, a distanza di oltre un anno, non sia stato ancora reso pubblico? Sì, è plausibile, perché gli indictiment (atto di incriminazione) a seconda della complessità dell’inchiesta possono rimanere coperti da segreto istruttorio anche per anni. Gli Usa non hanno mai fatto mistero di indagare su Assange e di valutare la possibilità di incriminarlo per spionaggio. Allo stesso tempo, non si vede il modo in cui gli Usa possano incriminare Assange per spionaggio, senza incriminare anche tutti i giornali che lavorano con lui al rilascio dei documenti segreti.
Read More: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/dobbiamo-torturare-assange-/2175422
English Translation: http://translate.google.com/translate?sl=auto&tl=en&js=n&prev=_t&hl=en&ie=UTF-8&layout=2&eotf=1&u=http%3A%2F%2Fespresso.repubblica.it%2Fdettaglio%2Fdobbiamo-torturare-assange-%2F2175422
La copertina di Style (n. 3 marzo 2012), magazine mensile del Corriere della sera in edicola dal 24 febbraio, glorifica il direttore del Guardian Alan Rusbridger, intervistato da Guido Santevecchi alle pagine 79-84 (l’intervista non è on line). Tranquilli. Di WikiLeaks non si parla. Silenzio di tomba. L’unico riferimento si trova nella frase “il suo giornale nel 2011 ha gettato nel panico i governi del mondo quando ha pubblicato per primo i documenti di WikiLeaks”. FINIS.
Nell’intervista non si trova né una domanda né un commento da parte dell’intervistato sulle vicende che hanno portato alla pubblicazione di quei benedetti documenti, che una qualche importanza la debbono pure avere, visto che vengono citati come una medaglia per il già autorevole quotidiano britannico. Evidentemente Wikileaks è considerato ormai un argomento del tipo “don’t ask, don’t tell” (“hai avuto a che fare con WikiLeaks? Beh, dopo tutto sono affari tuoi…tutti i gusti sono gusti…comunque non sono cose di cui parlare in pubblico”).
Il focus della conversazione è tutto sulla crisi dell’editoria, che ha coinvolto anche il Guardian con perdite per 33 milioni di sterline nel 2010/2011. La soluzione secondo Rusbridger sta nella formula digital first: quindi, massiccio ricorso al crowdsourcing coinvolgendo i lettori nell’edizione on line. Read the rest of this entry »
di Stefania Maurizi - (27 febbraio 2012)
La schedatura degli utenti di Facebook attuata da un’agenzia privata di intelligence. I soldi a Zuckerberg da un’altra azienda specializzata nel raccogliere informazioni sulle persone. I rapporti tra spionaggio privato e Cia. Il ruolo di informatore di un ambasciatore italiano. Da oggi, su l’Espresso, i ‘file Stratfor’ di WikiLeaks
E’ definita ‘the shadow Cia’. L’ombra della Cia. E come la più famosa agenzia di spionaggio del mondo è americana. Ma non è un ente governativo. Si chiama ‘Stratfor’. E’ un’azienda privata, che vende e compra informazioni destinate a clienti ricchi e potenti. Governi, grandi aziende e multinazionali di tutto il pianeta. Read the rest of this entry »A Parigi si tiene un appuntamento su come è cambiato il mondo dei media dopo l’avvento del sito di informazioni riservate che ha diffuso i dispacci americani lo scorso anno e lo scandalo di News of The World. Assange e i suoi protestano. Gli organizzatori rivendicano il diritto di “invitare chi gli pare”
di Arturo di Corinto
WIKILEAKS è stata bandita dalla Conferenza su Wikileaks. Proprio così. L’Unesco, che ha organizzato per oggi e domani nella sua sede di Parigi il convegno “The Media World after WikiLeaks and News of the World 1“, non ha accettato la richiesta dei rappresentanti di Wikileaks di partecipare all’incontro. L’iniziativa, cui sono stati invitati 37 relatori – fra cui i rappresentanti delle testate che hanno collaborato col sito di informazioni riservate per diffondere i cablogrammi USA oggetto dello scandalo dell’anno scorso -, ha infatti l’obiettivo di riunire esponenti del mondo dei media, giornalisti professionisti e occasionali, avvocati e esperti, per parlare di giornalismo tradizionale e giornalismo partecipativo nell’era digitale. In particolare di etica del giornalismo, libertà d’espressione e Internet. Read the rest of this entry »
Tiziana Gentile – mercoledì 15 febbraio 2012 20:19
Julian Assange denuncia la censura e lancia l’appello: “E’ tempo di occupare l’UNESCO”.

Alla vigilia della Conferenza internazionale su WikiLeaks che si terrà nei prossimi due giorni presso la sede dell’UNESCO a Parigi, Julian Assange denuncia la censura da parte dell’organizzazione delle Nazioni Unite per aver impedito a esponenti dell’organizzazione di partecipare e spiegare le proprie scelte. Gli interventi previsti sono tutti di oppositori dell’organizzazione di Assange, ma la scelta è stata paradossalmente giustificata come un “esercizio della libertà di espressione”.
“L’UNESCO si è preso gioco dei diritti umani internazionali. Utilizzare “la libertà di espressione” per censurare WikiLeaks da una conferenza su Wikileaks è un assurdo orwelliano. Questo è un abuso intollerabile della Costituzione dell’UNESCO. E’ tempo di occupare l’UNESCO”, ha dichiarato Assange in un comunicato stampa di WikiLeaks, come di consueto annunciato su Twitter. Read the rest of this entry »

