Avete twittato su WikiLeaks? Il governo Usa vuole saperlo

7 gennaio 2012

Il dipartimento di Giustizia Usa non demorde e per favorire l’inchiesta contro @ ha ordinato a Twitter di sequestrare tutti i messaggi (“tweet”) scambiati sul social network dagli amici del sito di rivelazioni scomode fondato da Julian Assange.  Tra i messaggi privati richiesti a Twitter ci sono quelli del membro del parlamento islandese Birgitta Jonsdottir, nota simpatizzante e volontaria di WikiLeaks, un tempo anche amica di Julian Assange: “Ho 10 giorni per oppormi alla richiesta, devo aderire per vie legali altrimenti Twitter consegnerà i miei messaggi” ha scritto dal suo account @. Ne scrive in dettaglio oggi Dominic Rushe da New York per il Guardian.
Glenn Greenwald scrive su Salon.com che è ancora peggio di quanto appaia: il governo federale Usa ha richiesto le stesse informazioni riguardo a diversi altri individui in qualche modo associati, adesso o in passato, a WikiLeaks, tra cui Jacob Appelbaum, Rop Gonggrijp, e – ovviamente – Julian Assange. Ha inoltre richiesto le stesse informazioni anche per Bradley Manning e per l’account di  su Twitter. Ma la richiesta include tutti gli indirizzari email e le informazioni note sui conti degli utenti, tutti i tracciati delle loro connessioni online compresa la durata, tutti gli indirizzi Ip utilizzati per acceder a Twitter, tutti gli indirizzi email utilizzati, e tutte le fonti di pagamento, anche le informazioni sui conti bancari e sulle carte di credito. E tutto questo dal 1 novembre 2009 ad oggi.
Ecco la copia dell’ordine che Twitter ha ricevuto, ottenuta in esclusiva da Salon.
Il trattamento riservato agli amici di Wikileaks, trattati alla stregua di criminali, secondo Greenwald è inquietante se si pensa al fatto che Wikileaks ha semplicemente pubblicato informazioni classificate che mostravano che cosa stava facendo il governo americano: una cosa che i giornalisti investigativi americani per definizione hanno sempre potuto fare, garantiti da quei meravigliosi princìpi dettati dalla Costituzione degli Usa che restano un faro per le democrazie del mondo.

http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&ID_articolo=1305&ID_sezione=3

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