Attivisti della Primavera araba tra i candidati al Nobel per la pace

Alcuni dei protagonisti delle rivolte che hanno scosso il Nord Africa e il Medio Oriente potrebbero ricevere il prestigioso premio ad Oslo.

Tra i candidati anche Assange.

Il 2011 è indubbiamente l’anno della Primavera araba. Una rivoluzione straordinaria, che partendo dal basso ha avuto la forza di imporsi e cambiare le dinamiche in Nord Africa e in Medio Oriente. Una rivoluzione che ha avuto conseguenze dirette portando ad un cambio di potere in paesi come Egitto e Tunisia, ma che ha visto una ricaduta positiva anche in in quegli stati che non sono stati travolti dalle rivolte. I governi di questi ultimi si sono visti costretti ad approvare misure economiche a sostegno del welfare e in qualche caso anche qualche riforma sociale, seppure timida, per evitare o limitare il rischio di essere travolti dalle dimostrazioni di piazza. E questo fenomeno così ampio che ha visto coinvolti centinaia di migliaia di persone non poteva passare inosservato all’Accademia svedese che ogni anno assegna il Premio Nobel per la pace. Così tra i nomi dei candidati spuntano Wael Ghomin, un attivista egiziano e executive di Google, Israa Abdel Fattah uno dei fondatori del Movimento egiziano 6 Aprile, la blogger tunisina Lina Ben Mheni che con il suo blog “A Tunisina girl” ha dato testimonianza dei cruenti scontri avvenuti in Tunisia.Accanto a loro anche Julian Assange e Bradley Manning. Il primo l’ormai arcinoto fondatore di WikiLeaks, il secondo l’analista americano in carcere da oltre un anno con l’accusa di essere la gola profonda che avrebbe fornito i documenti segreti ad Assange. E se da un lato l’assegnazione del Nobel non aiuterebbe Manning a uscire più in fretta dal carcere e neppure a far ottenere la libertà ad Assange, ai domiciliari dallo scorso dicembre per accuse di molestie sessuali, dall’altro sarebbe un riconoscimento a livello mondiale della loro attività. C’è chi sostiene che senza la pubblicazione dei dispacci americani la Primavera araba non avrebbe avuto luogo. “Sono stati il catalizzatore di quello che è successo in Tunisia e Egitto” secondo Amnesty International. Persino Ann Wright, colonnello dell’esercito in pensione, in un recente editoriale su Stars & Stripes ha definito WikiLeaks “uno strumento di fondamentale importanza per coloro che cercano di difendere degli standard basilari per i diritti umani e per una condotta professionale delle forze militari degli Stati Uniti”.

L’elenco sarà annunciato ufficialmente, il prossimo 7 ottobre. Prima di allora ancora un incontro del Comitato previsto per il 30 settembre, per sfoltire la lista che vede attualmente 241 candidati, tra cui 53 organizzazioni. A contendersi il prestigioso premio di 10 milioni di corone (1,5 milioni di dollari) ci sono anche il direttore d’orchestra israeliano Daniel Barenboim, l’afghana Sima Samar, che si batte per i diritti umani, l’ex cancelliere tedesco Helmut Kohl.

Tiziana Gentile
mercoledì 28 settembre 2011 13:06

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