Assange: ‘Wikileaks andrà avanti’

L’Espresso è entrato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra dove il fondatore di Wikileaks è chiuso in una stanza con sette computer e la convinzione che la sua rete colpirà ancora. E lo ha intervistato

di Stefania Maurizi – (29 novembre 2012)

«Lo scontro con gli Stati Uniti ha creato un’immensa pressione su di noi. Un conflitto che si è scatenato a tutti i livelli: di Stato, di intelligence, di politica, a livello legale, finanziario e mediatico. E’ un’esperienza impossibile da comprendere se non la si prova sulla propria pelle», ha dichiarato Julian Assange al settimanale l’Espresso che è riuscito a entrare nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra dove si è rifugiato, a incontrarlo a cena  e ad avere una lunga conversazione con lui sul futuro di WikiLeaks, che ha fatto tremare la Casa Bianca e il Pentagono.L’ambasciatore di Quito presso la Corte di San Giacomo, Ana Alan, ha chiestoperò alle autorità britanniche un salvacondotto per  trasferire Assange dal piccolo appartamento di Knightsbridge in ospedale, perché affetto da un’infezione polmonare cronica e corre il rischio di aggravarsi.Ecco uno stralcio dell’intervista. L’integrale con il settimanale in edicola

Negli Stati Uniti è in corso l’inchiesta segreta del Gran Jury contro di voi…
«Negli Usa c’è il Gran Jury, ma anche le azioni legali che noi abbiamo intrapreso contro lo stesso Gran Jury, il caso Bradley Manning (la presunta fonte che avrebbe passato i documenti segreti a WikiLeaks) e le cause che abbiamo intentato contro le carte di credito per il blocco dei finanziamenti a WikiLeaks».

La vostra difesa ha fatto richiesta dell’intero faldone di documenti, che è di circa 40 mila pagine.
«No, a dicembre 2011 il faldone dell’Fbi era di 42.135 pagine, secondo quello che ha testimoniato al processo Manning un ufficiale del governo. Di queste, meno di 9.000 riguardano l’inchiesta su Bradley Manning, il resto riguarda l’indagine su WikiLeaks. Abbiamo fatto richiesta della documentazione usando il Freedom of Information Act, ma ci è stato negato l’accesso dicendo che l’inchiesta era ancora in corso».

L’inchiesta è completamente segreta?
«Sì, anche se molte informazioni sono venute fuori in modi inaspettati. Per esempio, il Dipartimento della Giustizia quest’anno ha bandito una gara per i computer che gestiscono i documenti dell’indagine: la spesa è stata valutata tra uno e due milioni di dollari».

Anche supporter come Anonymous, però, vi hanno attaccato pesantemente attraverso l’account Twitter AnonymousIRC. C’è un gruppo di Anonymous che è ancora vicino a WikiLeaks?
«Noi possiamo vedere dai commenti pubblici che ce ne sono molti di vicini. I sospetti di infiltrazioni di “AnonymousIRC” circolano da molto tempo nel collettivo».

Come pensa di portare avanti WikiLeaks da questa ambasciata?
«Non ho mai sviluppato WikiLeaks camminando per le foreste o arrampicandomi sugli alberi. E’ lavoro intellettuale, richiede moltissimo lavoro di gruppo e di ingegneria informatica: tutte cose che posso fare da questa ambasciata. E WikiLeaks è molto più che Julian Assange: è una comunità attiva quasi in ogni Paese».

La rete esiste ancora e lavora con lei?
«Sì, e la cosa interessante è che nel corso di questo ultimo anno e mezzo i supporter hanno cominciato a incontrarsi, passando da relazioni on line a off line, personali».

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