Assange presto in Svezia: dai “rumours” al “final countdown”

All’inizio sembravano voci incontrollate, quelle che gli Inglesi chiamano “rumours”. La fonte?

Sempre la stessa: la stampa svedese. Il dubbio sull’attendibilità della notizia pareva più che giustificato, dal momento che nessuna conferma veniva rilasciata dal quartier generale di WikiLeaks. Ma alla fine i “rumours” hanno preso consistenza: il “countdown” è iniziato, Assange si starebbe preparando ad entrare nella fossa dei leoni; il viaggio in Svezia è ormai solo questione di tempo, e neanche tanto, al massimo un mese. Quell’interrogatorio che secondo i suoi avvocati (e secondo l’ordinamento giudiziario svedese) poteva essere sostenuto in video-conferenza o presso l’ambasciata svedese a Londra si terrà nel paese scandinavo.

Certo, non si può dire che Assange sia nato con la camicia, anche se la indossa con molta eleganza: proprio ora che il cerchio intorno a lui si sta stringendo l’attenzione della carta stampata nei suoi confronti latita o quantomeno si è fatta molto debole. Non ha giocato a suo favore la decisione di sospendere le attività di WikiLeaks per promuovere una campagna di raccolta fondi finalizzata a colmare la voragine aperta nei conti dell’organizzazione dal blocco finanziario messo in atto ormai da un anno dai colossi del pagamento telematico Visa, MasterCard, PayPal.

L’impressione è che i cosiddetti mainstream media, che non hanno mai digerito la pubblicazione in open source dei cablo, guardino oggi con scetticismo al fenomeno Assange, forse nella convinzione che il filone aureo del Cable Gate si sia esaurito.In realtà, la miniera di notizie è ancora lì, il difficile è trovare qualcuno disposto a un duro lavoro di pala e piccone per estrarre quanto di interessante è ancora sepolto. Ma c’è di più: WikiLeaks è divenuto un punto di riferimento per l’Internazionale dei whistleblowers e i materiali, anche se in maniera fortunosa, hanno continuato ad affluire, nonostante il lavoro di editing abbia subito una battuta d’arresto. Questo significa che, quando i meccanismi dell’organizzazione saranno di nuovo a regime, non mancheranno le sorprese.

Il problema ora è un altro: se Assange getta la spugna sulla questione dell’estradizione (presumibilmente a causa del salasso economico procuratogli dal braccio di ferro giudiziario), che accoglienza troverà in Svezia e quale sarà il suo margine di operatività una volta uscito dall’atmosfera protetta di Ellingham Hall (la sua gabbia dorata nel Suffolk)?
Finora, non abbiamo molti elementi per capire quale sia l’orientamento dell’opinione pubblica svedese, a parte le polemiche innescate dalle considerazioni estemporanee di commentatori che hanno visto nel caso Assange un episodio della guerra dei sessi, considerazioni che, in verità, lasciano il tempo che trovano. Da questo momento, sarà necessario guardare con più attenzione alle dinamiche in atto nella macchina mediatica scandinava: solo così Assange potrà vincere la sua battaglia.

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One thought on “Assange presto in Svezia: dai “rumours” al “final countdown”

  1. Qualche ora dopo aver postato questo articolo, è stata diffusa la notizia ufficiale del ricorso alla Corte Suprema (l’equivalente della Corte Costituzionale in Italia) che allungherebbe i tempi della procedura. Non a caso nel testo avevo usato un tono dubitativo (“Assange si starebbe preparando”…”se Assange getta la spugna”), dal momento che la situazione era ancora fluida. Ritengo comunque ancora valide le considerazioni presentate.

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