Assange parla all’Onu ma è “nemico degli Usa”. Pena di morte per i militari vicini a Wikileaks.

27 settembre 2012 08:57 di Davide di Santo

Ascoltare il discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite di un uomo ritenuto “nemico degli Stati Uniti” è quantomeno singolare. E’ successo oggi, quando Julian Assange ha parlato in collegamento video da Londra con il quartier generale delle Nazioni Unite. Il fondatore di Wikileaks ha accusato le forze armate americane in Iraq di ”omicidi e corruzione politica”. “Grazie all’Ecuador che mi ha permesso di esprimermi da uomo libero”, ha detto Assange, da mesi “prigioniero volontario” dell’ambasciata del Paese sudamericano a Londra per evitare l’estradizione in Svezia. Viatico, secondo l’australiano, di un’estradizione negli Stati Uniti che potrebbe avere esiti ben più gravi che il processo per violenza sessuale che lo attende in Svezia.

Taci, il nemico ti ascolta. Le autorità militari americane, infatti,  avrebbero inserito il nome di Julian Assange e Wikileaks nella lista dei nemici degli Stati Uniti e i militari Usa che entrano in contatto con l’attivista-hacker, Wikileaks o con suoi sostenitori rischiano di essere incriminati per aver ”comunicato con il nemico”. E’ l’articolo 104-D del codice militare che proibisce al personale militare di ”comunicare, corrispondere o mantenere relazioni con il nemico”. Un reato militare punibile anche con pena capitale.

I documenti top secret. Lo scrive il quotidiano australiano Sydney Morning Herald, entrato in possesso di alcuni documenti di intelligence dell’Aeronautica statunitense (Usaf), declassati dalla categoria “top secret”. I documenti riguardano l’indagine su un analista militare che avrebbe partecipato a manifestazioni pro Assange e Wikileaks a Londra. Il fascicolo, che dopo le indagini è stato archiviato, aveva l’obiettivo di verificare se il militare avesse fornito informazioni all’organizzazione attraverso la rete militare Secret Internet Protocol Router Network.

Detenzione militare. Il legale di Julian Assange, Michael Ratner, teme che, se venisse estradato in Usa, l’attivista possa rischiare gravi coinseguenze come la detenzione militare. ”Sarebbe doveroso – afferma al Smh – che gli Stati Uniti affermassero che Assange e Wikileaks non sono il nemico”.

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