Assange: ‘Obama, quante bugie’

di Stefania Maurizi – (03 ottobre 2012)

«Avevi promesso di abolire la legge sulla detenzione infinita senza processo: e non l’hai fatto. Avevi promesso libertà per la Rete: e ci perseguiti»: dal suo rifugio nell’ambasciata dell’Ecuador, il fondatore di WikiLeaks manda un video

Lui è in trappola. Rintanato da 107 giorni nella minuscola ambasciata londinese dell’Ecuador, che gli ha concesso asilo. Se solo si azzarda a varcare la soglia, la polizia inglese lo arresta immediatamente. Gli agenti di Scotland Yard presidiano la sede diplomatica ventiquattro ore su ventiquattro dal 19 giugno scorso, il giorno in cui Julian Assange vi si è rifugiato.Ieri il quotidiano inglese ‘Daily Mail’ ha riportato che, secondo i dati forniti dal sindaco di Londra, Boris Johnson, l’assedio della polizia finora è costato un milione di sterline: circa 11 mila pound al giorno  , mentre il ‘Guardian’di Londra ha rivelato che l’Ecuador è pronto a installare una sala operatoria all’interno dell’ambasciata nel caso in cui il fondatore di WikiLeaks avesse seri problemi di salute, visto che l’Inghilterra ha fatto sapere che non concederà per nessuna ragione al mondo un salvacondotto per permettere ad Assange di uscire.La situazione è all’impasse. E, tre mesi dopo la decisione di chiedere asilo, nessuno sa come finirà. Eppure WikiLeaks non molla.In un video rilasciato stamattina dall’organizzazione, che ‘l’Espresso’ pubblica in esclusiva, Julian Assange critica pesantemente gli Stati Uniti di Obama e, a quattro settimane dal voto americano, rifà il verso allo slogan ‘Yes, we can’, ricordando le decisioni più controverse del presidente democratico in materia di sicurezza nazionale.

Come, per esempio, la legge sulla detenzione indefinita, firmata da Obama, che permette agli Usa di arrestare e imprigionare all’infinito e senza processo qualunque cittadino, anche americano, sulla base del semplice sospetto di essere parte o di aver aiutato al-Qaeda, i talebani o anche nemici non meglio identificati come ‘forze ad essi associate’.

Il video arriva dopo che la settimana scorsa il giornale australiano ‘Sidney Morning Herald’ aveva rivelato di essere entrato in possesso di documenti che dimostrerebbero che gli Stati Uniti hanno designato WikiLeaks e Julian Assange come ‘nemici degli Stati Uniti’, una definizione che rischia di far finire l’organizzazione nella stessa categoria di al-Qaeda e dei Talebani.

Di fatto, secondo i documenti ottenuti dal ‘Sydney Morning Herald’, ogni soldato che entri in contatto con WikiLeaks potrebbe essere accusato di ‘comunicare con il nemico’. Subito dopo le rivelazioni del giornale, un portavoce del Pentagono, George Little, ha precisato alla televisione americana ‘Abc’ che il dipartimento della Difesa americano non considera WikiLeaks nemico nel senso militare del termine, ma «ha avvertito il signor Assange e WikiLeaks di non sollecitare il personale della Difesa americana a violare la legge fornendo documenti classificati all’organizzazione» e comunque il Pentagono «ritiene che il fatto che WikiLeaks continui a possedere informazioni classificate che appartengono al governo degli Stati Uniti rappresenta una continua violazione della legge».

Per tutta risposta, Assange e l’organizzazione hanno rilasciato il video in cui criticano pesantemente le scelte di Obama in materia di sicurezza nazionale. «Il governo degli Stati Uniti sostiene che il signor Assange e WikiLeaks siano sotto la sua giurisdizione», scrive il gruppo in un comunicato stampa a corredo del video (accessibile qui), «come risposta noi piazziamo l’amministrazione Obama sotto la nostra giurisdizione».

Il comunicato continua ricordando che ormai, come anche rivelato dal guru del segreto di Stato, Steven Aftergood, in America ben 4,8 milioni di persone hanno la ‘clearance’: l’autorizzazione che permette di accedere a documenti che vanno dal ‘riservato’ al ‘top secret’. Assange chiude il video invitando a «dare l’unico voto che conta, votate con il vostro portafoglio, votate WikiLeaks», conclude riferendosi alle donazioni in favore della sua organizzazione.

Donazioni che sono state bloccate nel 2010: immediatamente dopo che WikiLeaks ha iniziato a pubblicare i cablo della diplomazia Usa, cinque colossi del credito (Visa, Mastercard, Bank of America, PayPal e Western Union) hanno iniziato un blocco stragiudiziale che non ha precedenti e che oggi colpisce WikiLeaks, ma domani potrebbe colpire qualsiasi Ong che non va a genio alle banche e alle carte di credito.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/assange-obama-quante-bugie/2192181

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