Assange, cosa c’è da sapere

di Stefania Maurizi

Cosa rischia se finisce in Svezia? E’ fondata o è un pretesto l’accusa di molestie sessuali? Perché ha chiesto aiuto all’Ecuador? Ecco un ‘bigino’ a domande e risposte per capire davvero cosa sta succedendo al fondatore di WikiLeaks

(20 agosto 2012)

Perché Julian Assange ha chiesto asilo politico all’Ecuador?
Dal 7 dicembre 2010, quando si è consegnato alla polizia a Londra, dopo che l’Interpol aveva emesso un ‘red notice’ su richiesta della magistratura svedese, Assange ha lottato strenuamente conto l’estradizione in Svezia, convinto che sia solo il preludio all’estradizione negli Stati Uniti.Perché ha scelto proprio l’Ecuador come paese a cui chiedere asilo?
La scelta può sembrare bizzarra, ma nel 2010, in seguito alla reazione furiosa degli Stati Uniti ai rilasci di documenti di WikiLeaks, era stato proprio l’Ecuador a proporre a Julian Assange “un rifugio” nel caso in cui gli Usa fossero passati dalle parole ai fatti contro WikiLeaks e contro il suo fondatore. L’offerta era stata successivamente smentita ufficialmente dal presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, che però è sempre stato un fan di WikiLeaks, come dimostra l’intervista recentissima che è parte dello show ‘The World Tomorrow’, dove Assange definisce apertamente Correa come un populista di sinistra (guarda il video).

Se non avesse fatto questa mossa a sorpresa di chiedere asilo all’Ecuador, Assange sarebbe stato estradato in Svezia?

Sì, avendo perso il ricorso alla Corte Suprema di Londra, il fondatore di WikiLeaks sarebbe stato estradato in una data compresa tra il 29 giugno e il 9 luglio. Anche un eventuale ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo non avrebbe comunque bloccato il processo di estradizione.

Perché la Svezia pretende l’estradizione di Julian Assange?

Formalmente, per poterlo interrogare. Due donne svedesi lo accusano di ‘stupro, molestie sessuali e coercizione’. Il termine ‘stupro’ non va inteso nel senso letterale: le due non hanno mai negato che i rapporti fossero consensuali, tuttavia il fondatore di WikiLeaks non avrebbe voluto usare il preservativo pur su richiesta delle due partner: per la legge svedese, questo comportamento si configura comunque come stupro.

Chi sono le due donne che lo accusano?

Sono due ragazze che Assange è entrato in contatto in occasione di una sua conferenza in Svezia, nell’agosto 2010, esattamente due settimane dopo il rilascio dei documenti sulla guerra in Afghanistan (Afghan War Logs). Una delle due lo aveva invitato come ospite nel suo appartamento in occasione della conferenza. L’altra aveva preso parte all’evento. Nessuna delle due era un’attivista di WikiLeaks, seppure simpatizzassero per il lavoro dell’organizzazione.
Perché il caso svedese è controverso?
Per una serie di motivi. Innanzitutto per la dinamica dei fatti. Il 20 agosto 2010, il Swedish Prosecutor’s Office ha emesso un mandato di arresto contro il fondatore di WikiLeaks per stupro, divulgando immediatamente la notizia alla stampa. Appena 24 ore dopo, però, il mandato è stato ritirato dalla stessa autorità giudiziaria che lo aveva emesso e che, successivamente, aveva ritenuto che il reato di stupro andasse derubricato come molestie. Successivamente, però, è entrato in scena l’avvocato svedese Claes Borgstrom, che, per conto delle due ragazze, ha presentato appello contro la decisione di revocare il mandato di arresto e di procedere per molestie. Claes Borstrom è un politico socialdemocratico, esperto di reati contro le donne, che lavora da anni a un’estensione del reato di stupro anche all’interno di rapporti sessuali consensuali. Viene accusato dai supporter di WikiLeaks di voler usare un caso di straordinaria visibilità mediatica per promuovere la sua carriera politica.
Dopo l’intervento di Claes Borgstrom, cosa è successo?
Il caso è stato riaperto. Assange viene interrogato una prima volta il 31 agosto 2010. Il 27 settembre 2010 Assange vola a Berlino per incontrare ‘l’Espresso’. L’appuntamento è stato fissato con il suo team un mese prima. Il 28 settembre 2010 Assange viene informato al telefono dal suo avvocato svedese, Bjorn Hurtig, che i magistrati svedesi hanno emesso un nuovo mandato di arresto perché vogliono interrogarlo di nuovo. Assange replica al telefono (in nostra presenza): «Non potevano farlo prima? Sono stato in Svezia per sei settimane». Nel viaggio verso Berlino, Assange porta quattro computer e un bagaglio personale. Il bagaglio e tre computer spariscono, seppure il suo fosse un volo diretto. Assange arriva all’appuntamento con ‘l’Espresso’ a Berlino in tarda serata (intorno alle 11 di sera) senza bagaglio e con un solo computer: il laptop da cui non si separa mai e che viaggiava con lui nella tracolla. L’episodio rende Assange sempre più sospettoso. I tre computer non saranno mai recuperati. Venti giorni dopo questi fatti, WikiLeaks rilascia i documenti sulla guerra in Iraq (Iraq War Logs). Nel frattempo il caso svedese va avanti.
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